Dopo aver dato voce ad alcuni ex allievi per raccontare il valore della formazione della scuola di cucina a Roma TuChef e dell’esperienza nel mondo della ristorazione, oggi proseguiamo il nostro viaggio tra i protagonisti del settore con un’intervista a Massimo Chierico, Pasticcere, Vice Presidente Conpait (Confederazione Pasticceri Italiani) e Presidente Conpait Lazio. Massimo Chierico è stato anche tra i giurati dell’esame finale del corso professionale di pasticceria di TuChef, svoltosi il 28 marzo 2025.
Attraverso le sue parole scopriamo cosa significa davvero essere pasticcere oggi, quali sono le sfide del comparto e qual è la missione di Conpait per il futuro della pasticceria professionale in Italia.
Intervista a Massimo Chierico
Quanto conta l’esperienza per essere un buon pasticcere?
Un buon pasticcere ha bisogno, prima di tutto, di uno studio solido: bisogna conoscere le nozioni di base. Solo dopo arriva l’esperienza pratica, che è fondamentale. La pasticceria è un mestiere che si fa con la testa e con il cuore, ma soprattutto con le mani. Il movimento delle mani è qualcosa che va insegnato, esercitato, praticato a lungo. È nelle mani che si concentra il vero sapere del pasticcere.
Cosa fa la Conpait per il comparto pasticceria?
Conpait lavora quotidianamente per migliorare le condizioni e le prospettive del settore pasticceria, sia dal punto di vista della professionalità dei pasticceri, sia della formazione tecnica e imprenditoriale.
Il pasticcere non è solo un artista del dolce: è un professionista che deve produrre valore e reddito. Conpait accompagna i pasticceri in questo percorso, aiutandoli a inserirsi pienamente nel mondo economico con strumenti concreti e aggiornati.
Come è cambiata la professione di pasticcere oggi?
È impensabile credere che oggi si possa diventare pasticcere come succedeva quando ho iniziato io. A 12 anni ero già in laboratorio a lavare pentole, pavimenti e teglie, lavorando anche 15 ore al giorno. Oggi i ragazzi escono dalla scuola a 20 anni, ma con una mentalità completamente diversa.
E poi ci sono i social, che spesso danno un’idea distorta della realtà: si vede qualcuno preparare un dolce in un video da 30 secondi, e si pensa che significhi essere pasticcere. Ma il lavoro vero comincia molto prima del dolce: si parte dalla fatica quotidiana, dalla cura per l’ambiente di lavoro, dalle basi. È un mestiere che richiede disciplina, tempo e formazione seria, non scorciatoie.
Che differenza c’è tra avere un titolo da pasticcere ed essere davvero un pasticcere?
Molte persone hanno un attestato, ma se entrano in un laboratorio non sanno fare il lavoro. Quando ero ragazzo si cominciava con l’apprendistato, si passava dopo un paio d’anni a diventare “terzo pasticcere”, poi “secondo”, infine “primo pasticcere”, fino a diventare capo laboratorio o capo produzione.
Il titolo dovrebbe essere “apprendista pasticcere”, per indicare chi è agli inizi. Solo con il tempo e con il lavoro in laboratorio si diventa veri pasticceri. E poi serve chi trasmette il mestiere, chi ha vissuto l’evoluzione del mercato e sa cosa funziona davvero. L’esperienza deve essere condivisa, altrimenti si perde il sapere più autentico.
Le parole di Massimo Chierico sono un richiamo chiaro: la pasticceria è un’arte che si impara con umiltà, passione e dedizione. E la formazione di qualità è il primo passo per costruire un futuro solido in questo mestiere.
Per chi desidera intraprendere un percorso professionale in pasticceria, la scuola di cucina TuChef propone corsi professionali di pasticceria a Roma, con formule diurne e serali, pensate per offrire una preparazione completa, pratica e attuale. Scopri di più sui prossimi corsi in partenza a ottobre 2025. Contattaci per maggiori informazioni!

